VENDITORI DI ANIME

di Alberto Bassetti

 

PERSONAGGI:

L'UOMO

IL GIOVANE

LA DONNA

 

                                                                                             L'arte deperisce bambina mia

                                                                                             se l'artista cede

                                                                                             si fa fuorviare

                                                                                             se cede anche un solo istante

                                                                                             Thomas Bernhard: "Minetti", 1976

 

                                                                                             ...Hanno buttato giù l'Odeon

                                                                                             e ci faranno un discount

                                                                                             un altro sogno che uccidono

                                                                                             un'altra volgarità...

                                                                                             E. Ramazzotti e A.Cogliati: "Dove c'è musica", 1996

 

Il sipario si apre mentre le luci di sala sono ancora accese.

Il palcoscenico si mostra nella sua totale nudità: scheletrica.

E' fondamentale che esso sia molto ampio, soprattutto alto. Deve contenere qualcosa di misterioso.

Magari lo spazio per un 'fantasma'.

Dal fondo della sala (lo stesso ingresso usato dagli spettatori) entra il Giovane facendo strada ad

un Uomo.

 

L'UOMO                    (guardandosi attorno) Ah, ma è bello. Bello! Non pensavo fosse così grande. E tutto di sua proprietà! Tenuto bene: quanti posti? (l'altro risponde indicando più o meno la cifra reale della capienza dello spazio) Bene, molto bene. (beve da una piccola bottiglia da tasca, rivestita in pelle) Ne vuole? Riscalda!

 

IL GIOVANE                       No, grazie.

 

L'UOMO                   Qui fa un po' freddo, ma è normale.

 

Il Giovane appare soddisfatto.

Procedono insieme verso il palcoscenico.

 

L'UOMO                   (fermandosi, tocca una poltrona) Omologata?

 

IL GIOVANE                       Sì!

 

L'UOMO                   Intendo dire: a norma?

 

IL GIOVANE                       Sì!

 

L'UOMO                   Ignifuga?

 

IL GIOVANE                       Ma sì!

 

L'UOMO                   Dico: ignifuga col certificato, o ignifuga per modo di dire?

 

IL GIOVANE                       Col certificato, certo: se è omologata!

 

L'UOMO                   Lasci stare: lei è troppo ingenuo! C'è omologazione, e omologazione (guarda avanti) Ah, che boccascena! Costruzione moderna: di che anno è? (oppure a seconda della reale architettura del teatro, dirà: "Costruzione antica, eccetera"; potrà accennare ad eventuali affreschi, stucchi, o comunque a ciò che realmente vede)

 

I due salgono sul palcoscenico attraverso la scala posizionata sulla sinistra.

L’Uomo vede qualcosa vicino alla tenda, e si ferma.

 

L’UOMO                   Scarpe? Scarpe da donna? Belle… come mai qui? (l’altro è sorpreso) Eh, lasciamo stare… il Teatro è chiuso ma ogni tanto si organizza qualcosa, eh, la sera…

 

IL GIOVANE                       (inquieto) Beh, veramente, non so proprio come… o forse sì. (l’altro gli sorride furbescamente, complice e ammiccante; lui cambia argomento indicando in alto)  Guardi che graticcia!

 

L'UOMO                   Alta: quanti metri ha detto?... Sa quante cose si possono fare in uno spazio come questo?

 

IL GIOVANE                       Ci conto. Molto!

 

L'UOMO                    E fa bene, fa bene: ora che ha trovato me, lei entra in serie A. Un produttore serio è la colonna portante del Teatro! Attori ce ne sono a bizzeffe, autori non ne parliamo. Tutti pronti a bearsi, su queste tavole, a ricevere l'applauso. Il produttore non esce mai, in proscenio, a farsi applaudire! Il produttore, che rischia di tasca propria, aggirandosi nell'ombra, tra le quinte... o per foschi meandri ministeriali: chi lo applaudirà, questo oscuro Prometeo che dona se stesso ad un più alto ideale?  (breve pausa) Mi capisci?

 

IL GIOVANE                       Beh, ancora devo entrare bene dentro il meccanismo e...

 

L'UOMO                   Ti ho dato del tu, scusami: ma comprenderai, nel Teatro... in fondo siamo una grande famiglia, dopo un po' ci si conosce tutti. Si sa tutto, o quasi, di quasi tutti. Quanti siamo, in questo Paese: mille, duemila? Teatranti. E stiamo tutti lì, attorno a quel misero ossetto che è il Teatro.

 

IL GIOVANE                       Certo, deve averne viste di cose!

 

L'UOMO                   Tutto: tutto, ho visto! Ed ho conosciuto tutti... diamoci del tu, via! Ora, anche tu entri a far parte di questa grande famiglia. (lo abbraccia, paternamente)  E' bello, per uno della mia età, vedere un giovane come te, così pieno di entusiasmo, di voglia, di volontà... gettarsi in questa mischia, un po'... desueta, come dire... oggi, che sarebbe tanto più facile, e redditizio, mirare alla televisione, alla radio, al cinema... vedere un giovane che vuole dedicarsi anima e corpo a questo antico mestiere. Ma cosa hai detto che vuoi fare, a proposito? Anche tu l'attore?

 

IL GIOVANE                       Ma no, io scrivo! (perplesso) Le ho dato dei testi, lei ha detto che sono interessanti, e ha voluto conoscermi.

 

L'UOMO                   (con energia)  Certo, certo che li ho letti: giocavo. Devi imparare che nel nostro mondo si inventa, si simula. Mimesi, disvelamento, arcano.

 

IL GIOVANE                       I miei testi...

 

L'UOMO                   (afferma tutto nonché il suo contrario, per non sbagliare) Interessanti, forti, violenti; nuovi, teneri, pieni di dolcezza. Acerbi, forse: imparerai, con me! Bisogna far lavorare i giovani. I giovani!

 

IL GIOVANE                       Molto bello, da parte sua.

 

L'UOMO                   Cosa?

 

IL GIOVANE                       Per i giovani...

 

L'UOMO                   (dopo una pausa in cui lo ha guardato con sufficienza, forse con rimprovero) Ancora questa demagogia giovanilistica?... Perché: i vecchi non dovrebbero lavorare, dopo che hanno dato una vita per il Teatro?

 

IL GIOVANE                       No, io intendevo...

 

L'UOMO                   Lo so, so cosa intendevi! Romanticismo infantile: sai che sei un po' naive? Comunque, è anche vero che ... ora ti dico cos'hanno di bello i giovani: che se gli dai un piccolo ruolo, pur di lavorare, quelli la parte te la fanno gratis! Se invece glielo dai grosso, importante: meglio! (cambia tono)  "Capisci che ti sto offrendo un'occasione u-ni-ca? Un ruolo come questo, a te, un giovane: come ce ne sono altri dieci, cento, mille che potrebbero farlo. E meglio di te!" ... Anzi, se ti va bene, lo fai anche entrare in compartecipazione al progetto. O almeno, gli fai portare uno sponsor, non so... certo, non sempre è così!

 

IL GIOVANE                       Ah, volevo ben dire!

 

L'UOMO                   Ma certo che no: ingenuo!  (pausa)  Ci sono anche quei giovani che devi prendere. Ti telefona qualcuno offrendoti dieci piazze se gli scritturi  il figlio, il nipote o chissà cos'altro: gli dici di no? Ad un assessore che può assicurarti tutti 'pagati' nella sua regione? Lo butti via? Uno iscritto, o comunque introdotto... aiuta... racimoli.

 

IL GIOVANE                       Già, uno che magari neanche sa parlare: ecco perché si vedono certe schifezze in scena.

 

L’UOMO                   Incapacità del regista: se non sa parlare, gli crea un personaggio muto.

 

IL GIOVANE                       Che neanche c’è nel copione?

 

L’UOMO                   Il personaggio muto esprime il non-espresso, dice il non-detto.  pausa  Mi capisci?

 

IL GIOVANE                       (deluso) Comincio.

 

L'UOMO                   Ti spiegherò meglio, poi... (non si accorge dello sguardo perplesso del Giovane, e prosegue) Eh, venti attori come dico io: che compagnia farei! Potrei fare spettacoli veramente costosi... Capisci ragazzo: costosi! Con quelli, sei a cavallo. Se non hai speso del tuo, è ovvio! E non per una questione di vile denaro, no: lo sai che a me il denaro non interessa. Lo sai questo, no?

 

IL GIOVANE                       Intuisco.

 

L'UOMO                   Con uno spettacolo costoso ci si coprono le spalle... ci si rendono fedeli gli scenografi, e quindi gli attrezzisti, i laboratori di scenografia, le sartorie. Le sarte, poi: sono la tromba del Teatro. Tutte lingue a favore: è importante anche quello, nell'ambiente... costumisti, truccatori, tecnici, direttori di scena, amministratori, trasportatori: si entra nel giro importante! Puoi dire: "Sai quanto mi costa, solo trasportarla, la scena? ... Due, tre camion al giorno?" Rispondimi tu, rispondi: così, intanto, fai pratica.

 

IL GIOVANE                       (un po' controvoglia)  Tanto.

 

L'UOMO                   Di più, molto di più! Ma fondamentale è che lo spettacolo costoso impegna gli altri: quelli che, poi, ti devono sostenere, qualunque sia il risultato. Se hanno tirato fuori dei bei soldi, ti appoggeranno con tutto l'apparato. Fai uno spettacolo bello, ma povero, ed avrai il teatro contro di te!

 

IL GIOVANE                       Ma c'è la critica.

 

L'UOMO                   E' vero: può accadere che si abbiano un paio di belle critiche, forse qualcuna in più. Poi, hai chiuso.

 

IL GIOVANE                       Perché?

 

L'UOMO                   Perché tutti cominciano a dire: "Quello, fa spettacoli per la critica. Vuole fare l'artista!" Non ti compra nessuno! Invece devi rischiare, se vuoi il successo: rischiare soldi, tanti. Quelli degli altri, ovviamente. L'ideale, ma è raro, è quando c'è in coproduzione la TV: potrebbe affermare che fai schifo, dopo averti dato centinaio di milioni, magari qualche miliardo? Osanna garantiti su tutte le reti!  pausa  E' un sistema perfetto!

 

IL GIOVANE                       Perfetto?

 

L'UOMO                   Difficilissimo: ma non scoraggiarti. Ti sto spiegando, mi pare, che ci si può arrivare. Tu, intanto, hai questo magnifico spazio.

 

IL GIOVANE                       Però, per utilizzarlo, servono tantissimi soldi. Per avere dei soldi dovrei venderlo o convertirlo in supermercato. Però, poi, non avrei più lo spazio. Accidenti!

 

L'UOMO                   Beh, comunque: anche i supermercati servono, no?! La gente dovrà pur mangiare, vestire, lavarsi!

 

L’Uomo fa una grossa risata, poi accenna a qualcosa poggiato lì accanto.

 

L’UOMO                   Ma come mai? Del pane, fresco… ma c’è qualcuno, qui? Hai un guardiano?

 

IL GIOVANE                       No, nessuno… (in palese imbarazzo) mentre la aspettavo, così, ho detto: “Quasi quasi mi faccio un panino”, e…

 

L’UOMO                   Ah, allora… (etrae la bottiglietta) ti ci vuole un goccetto, per mandar giù… (l’altro rifiuta, lui beve) da adesso in poi, ti nutrirai di Teatro! Chi sono io? Guardami, guardami bene in faccia! Cosa ci sto a fare? Se saprai venirmi dietro, seguire i miei consigli, le mie dritte...

 

IL GIOVANE                       Certo! Ci tengo troppo a vedere in scena i miei testi. Da quando lessi quelle pagine dalla "Nascita della tragedia"... Nietzsche.

 

L'UOMO                   Grande autore!

 

IL GIOVANE                       Grandissimo.

 

L'UOMO                   Che uomo di Teatro: ha scritto pagine indimenticabili, drammi altissimi!

 

IL GIOVANE                       Ha scritto drammi? E' sicuro?

 

L'UOMO                    (perplesso per un attimo, poi con sicurezza)  Giovane: chiunque scriva, scrive Teatro!  (retorico)  Tutto il mondo è Teatro!

 

IL GIOVANE                       (per la prima volta traspare un po' di scettica ironia)  Paese, credevo.

 

L'UOMO                   Macché paese: Teatro! Parole di Shakespeare! Mai dire il banale, mai completare una frase dicendo la cosa più ovvia: sempre deviare, apparire e scomparire, colpire, stimolare il dubbio. Linguaggio arcano, ambiguo.... polisemantico! Che bella parola.  (compiacendosi) Come mi verranno?

 

IL GIOVANE                       (ora decisamente ironico, alzando le spalle) Mistero... arcano!

 

L'UOMO                   Mai, mai dire: "Il mondo è bello perché è vario." Cita invece Victor Hugo:  (ispirato) "Le alte montagne hanno sul loro versante tutti i climi; i grandi poeti, tutti gli stili."

 

IL GIOVANE                       Bello, davvero! Lei deve amarlo molto.

 

L'UOMO                   Chi?

 

IL GIOVANE                       Victor Hugo.

 

L'UOMO                   Sì, credo che l'abbia detto lui, l'ho letto ieri da qualche parte. Perché vedi: questo ha poca importanza. Nessuno ha a portata di mano l' opera omnia -sta bene, un po' di latino- di un  autore, per poterti contraddire. Se tu parli austero, imponente, sicuro: la tua figura la fai, eccome!

 

IL GIOVANE                       Io penso...

 

L'UOMO                   (interrompendolo)  Io penso: è già un cattivo inizio, dai l'impressione di non essere pienamente convinto di quello che dici: allora, come puoi convincere gli altri?

 

IL GIOVANE                       Non sempre si devono convincere gli altri: magari ci si vuol confrontare, sentire altre idee.

 

L'UOMO                   Baggianate! E la voce, più decisa. Dovresti impostarla: ti manderò da un bravo insegnante.

 

IL GIOVANE                       Grazie. Comunque ricordo, all'università...

 

L'UOMO                   Dove?

 

IL GIOVANE                       All'università.

 

L'UOMO                   Bambino mio, devo insegnarti tutto. Ma chi ci va, oggi, all'università?

 

IL GIOVANE                       In che senso?

 

L'UOMO                   Rispondi.

 

IL GIOVANE                       Beh... gli studenti.

 

L'UOMO                   I poveracci, ci vanno: gl'infimi, i disgraziati! Ecco, chi va oggi all'università!

 

IL GIOVANE                       Non so, forse è vero. E' aperta a tutti, un po' troppo: non c'è selezione, e il suo

valore ne è svilito.

 

L'UOMO                   Che c'entra, questo?!? E' giusto, giustissimo che sia aperta a tutti: mai, mai discorsi selettivi su questioni ideologiche, mai! (lo guarda con esagerato rimprovero)  Jamais! Specie in pubblico.  (ora più piano, quasi intimo)  Populismo, ruffianeria ad oltranza: ecco quel che ci vuole! Poi, dentro di te: disprezzo aristocratico, schifo!... Perché il vero studente italiano, oggi, dove sta? (attende una risposta) Dove sta?

 

IL GIOVANE                       Non lo so.

 

L'UOMO                   College! Col-le-ge. Altro che università!

 

IL GIOVANE                       Perché, il college non è l'università?!

 

L'UOMO                   Sì, ma sta in America, sta!

 

IL GIOVANE                       (con un po' di sarcasmo) Del Nord.

 

L'UOMO                   E certo, del Nord: che, andiamo dai sottosviluppati? Aaaah!  (fa una smorfia)  L'universitario italiano va al college, U.S.A. Come me, d'altronde.

 

IL GIOVANE                       Si è laureato negli Stati Uniti?

 

L'UOMO                   Ho preso il Master, figliolo. Harvard, California.

 

IL GIOVANE                       (un leggero sussulto. Poi, dubbioso)  Ma prima, quel cartellino in inglese sul quadro luci, nell'atrio... mi ha chiesto di tradurglielo.

 

L'UOMO                   Era scritto troppo piccolo, non vedevo!  (sorride benevolmente)  Comunque poiché devo insegnarti tutto, la regola è: Smoke gets in yours eyes... Fumo negl'occhi. Qualche titolo di canzone inglese, spettacolo, film. Intercalando spesso: yes, of course.

 

IL GIOVANE                       Ah, allora avevo ragione!

 

L'UOMO                   Quando?

 

IL GIOVANE                       Mi sembrava... perché Harvard non sta in California ma a Boston, nel Massachussets.

 

L'UOMO                   Come lo sai?

 

IL GIOVANE                       Ci sono stato, a Boston.

 

L'UOMO                   Eccolo, l'errore! Andate, girate, fate, vedete... invece di stare qui, a farvi una

posizione, ad imparare un mestiere. A fare il grande Teatro!

 

IL GIOVANE                       Ma io sono stato qui. Ho studiato alla 'Sapienza'.

 

L'UOMO                   Che nome presuntuoso: e dove sta?

 

IL GIOVANE                       E' l'università di Roma!

 

L'UOMO                   Banale, banalissimo! Che c'è di teatrale? Probabilmente anche il mio autista ha studiato lì.

 

IL GIOVANE                       Certo, non possiamo andare tutti ad Harvard...  (ironico)  in California.

 

L'UOMO                   Ironia? Risparmiala! Sapevo benissimo che Harvard è nel Massachussets. E' solo che mi andava di dire: California. Fa più America. Il teatrante deve sempre essere un incantatore: Prospero. Il caldo, il sole: suscita più invidia. Non per te: così, in generale. A me piace far schiattare la gente d'invidia.

 

IL GIOVANE                       A me no... (lo guarda come studiasse le reazioni)  mi piacerebbe vederla vibrare, la gente: emozionarsi alle mie storie, le mie parole... o riderne... commuoversi. Ma che poi, all'uscita, portasse con sé un'idea, almeno un piccolo pensiero che gli mostrasse un aspetto nuovo del mondo. Anche il più piccolo, una cosa minima.  Che potesse vedere anche una piccolissima cosa in maniera diversa.

 

L'UOMO                   Ah, questa è la tua idea di Teatro?

 

IL GIOVANE                       Beh, detta così: più o meno...

 

L'UOMO                   Bene.  (si allontana, tirandosi su le maniche della giacca; comincia a mimare qualcosa, tipo l'accendere un fornello, metterci sopra qualcosa) Vedi? Sai cos'è questa?... No?... E' una padella.  (fa l'atto di versare qualcosa)  E questo: questo è olio. Lo verso nella padella. Lo metto sul fuoco.  (prende come ad afferrare un qualcosa d'invisibile che getta nella padella, fissandola)  Sai cosa ho, adesso?  (l'altro scuote il capo)  Aria: aria fritta! Questo è quello che tu vuoi dare al pubblico: che ha bisogno di ben altro che 'idee nuove', impegno... vogliamo scherzare?!?

 

IL GIOVANE                       Perché? Se almeno non ci si prova, se almeno non si tenta di partire con un sostegno, un obbligo morale. Allora è tutto inutile. Solo un gioco.

 

L'UOMO                   Esatto: un gioco. Recitare e giocare si esprimono con lo stesso verbo in quasi tutte le lingue, tranne che in italiano: noi, più ipocriti, dobbiamo sempre fingere di essere i più seri! Gli inglesi, maestri del teatro, dicono play   per 'recitare'. E play significa, appunto: 'giocare'.

 

IL GIOVANE                       E i francesi lo stesso, dicono jouer.

 

 L’UOMO                  Sì, giocare, giocare!

 

IL GIOVANE                       Questo è vero: ma poi, il teatro, va fatto sul serio! E non solo quello frivolo.

 

L'UOMO                   Frivolo, non frivolo. Il Teatro è uno: non ha confini.

 

IL GIOVANE                       Infatti: e bisogna divertire con significato. El cantar tiene sentido il cantare ha un senso. Era uno striscione al concerto di un grande cantautore!

 

L'UOMO                   Chi?

 

IL GIOVANE                       Lei sicuramente non lo conosce... ma anche il teatro deve tener sentido.

 

L'UOMO                   E tu, eccolo qua: il nuovo autore che vuole cambiare il mondo. Brecht! Ma lo sai che Brecht non incassa più?

 

IL GIOVANE                       Appunto: vuol dire che abbiamo toccato il fondo.

 

L'UOMO                   Ti piace Brecht?

 

IL GIOVANE                       Mi piacciono gli artisti: quelli veri, i poeti, di qualsiasi razza, religione, credo politico.

 

L'UOMO                   Poi, i testi! (alza le spalle, noncurante) M'importano assai! Testi ce ne sono a migliaia, milioni. Invece sono questi, i milioni, che non ci sono, per poterli fare.

 

IL GIOVANE                       Poterli fare... i testi?

 

L'UOMO                   Macché i testi: i milioni! Capisci? E' una serpe, una sozza serpe velenosa che si morde la coda. Solo il nostro entusiasmo, la nostra fede di teatranti ci fa andare avanti. Pazzi, pazzi: siamo dei pazzi! Ma anche degli eroi.

 

Dall’alto si sente una voce femminile cantare un’aria scritta da Kurt Weil e Bertolt Brecht. I due guardano in alto stupiti.

 

VOCE            “Mostra i denti, il pescecane,

                       e si vede, che li ha.

                       Mackie Messer, ha il coltello,

                       ma vedere, non lo fa”…

   

L’UOMO       Ma cos’è?

 

Il GIOVANE E’ Brecht1

 

L’UOMO       E che cavolo! (squilla il suo cellulare)  Scusa un istante. Sì? Ah, Antonella... cosa? E non poteva fare un'altra strada? Eh, vabbeh, se non arriva il camion, meglio: si fa senza scenografia. Perciò non ti ci mettere pure tu: lo spettacolo bisogna farlo, sennò andiamo tutti col culo per terra! Che significa che è troppo stretto: tanto, se la scena non arriva, neanche c'è il problema di montarla! Così si risolvono i problemi: entusiasmo, creatività, positività! Tanto laggiù il pubblico non capisce un cazzo, neanche se ne accorge: di che vi lamentate, sempre?!  Tutto per quei quattro pezzacci di legno che mi sono costati milioni... E lascia stare i costumi: tenessero i vestiti che hanno addosso. Più contemporaneo, è più attuale: è perfetto! E sai quanti soldi risparmierei se... mi state mandando col culo per terra, tutti! Ma chi se ne frega del risultato artistico: io quei soldi li devo incassare! Quando a fine mese mi chiedi i soldi da amministratrice, io che ti dico: beccati 'sto risultato artistico?! E tu che mi rispondi: "Sì, grazie"?  (beve dalla sua bottiglietta, quindi si avvede del ragazzo che lo ascolta, e cambia repentinamente tono)  Ma l'importante è la qualità. Quella prima di tutto. Raccomandaglielo, specie a lui, il nostro grande primattore: ce la mettesse tutta... che c'entra che è una discoteca: non è bello recitare in un luogo alternativo? Lui adora i luoghi alternativi, dice sempre che fanno tendenza. E Dio sa se lui, alla sua età, non ha bisogno di tenersi al passo! Guarda, ho qui davanti a me un giovane, intelligente e istruito. Mi sta facendo cenno di sì con la testa,  (l'altro non sta minimamente compiendo il gesto descritto)  approva quello che dico, perché è uno che capisce, non si ferma alla superficie... sì... e che spettacolo sia, stasera e sempre. Ciao. Viva il Teatro. (quasi un grido) Viva il Teatro!!!

 

IL GIOVANE                       (dopo un istante di dubbio, decide di lasciarsi contagiare)  Sì, così mi piace: se cedesse anche una persona come lei, che ha dedicato tutta una vita per il teatro!

 

L'UOMO                   Dici bene, figliolo; una vita! E adesso cosa ho? Niente! Perché il Teatro è transitorio, aleatorio, vacuo.

 

IL GIOVANE                       Proprio per questo: lei ed io, faremo un teatro per restare! Useremo il linguaggio comune: ma per dire cose insolite, forti, parlare di quello che ci circonda e non sappiamo, non vogliamo vedere!

 

L'UOMO                   (con sufficienza) Mio caro: per dire le cose sull'oggi, serve il teatro? E i giornali, allora, li facciamo chiudere? E la televisione? E il cinema?... Piccolo mio, non serve il Teatro per parlare dell'oggi! E poi, dell'oggi, non ci parlano già  (con enfasi)  gli Immortali?... Cosa c'è, più attuale del dubbio di Amleto, della crudeltà politica di Macbeth o Riccardo, dell'intolleranza e dell'incomprensione umana di Re Lear, o di Otello... (dall'acceso tono retorico, passa bruscamente alla commozione)  Romeo, Giulietta: poveri ragazzi... così giovani, teneri...  (si riprende)  Proprio così, ecco: dovremmo cominciare con uno Shakespeare! Uno allegro, però. Magari una favola, che so: "Sogno di una notte di mezza estate". Che ne diresti?

 

IL GIOVANE                       (scuotendo il capo, scettico)  Idea geniale!

 

L'UOMO                   Quasi quasi faccio io Puck!

 

IL GIOVANE                       Sarebbe perfetto!

 

L'UOMO                   (senza aver colto l'ironia dell'altro, soddisfatto)  Via, è solo esperienza: non per nulla faccio l'impresario da tanti anni!

 

IL GIOVANE                       Certo ce ne vuole di esperienza, per avere un'idea simile!

 

L'UOMO                   Sì, perché oggi la gente vuole novità, l'insolito: vuole stupirsi! Per staccarli da casa, da quel televisore lì: devi colpirli, dargli un pugno nello stomaco.

 

IL GIOVANE                       Giusto!

 

L'UOMO                   Per esempio ultimamente, avrai saputo, di quel grande spettacolo...

 

IL GIOVANE                       Quale?

 

L'UOMO                   Ah, mi sfugge il nome... com'era? Beh, per fartela breve: un vero treno in scena!

 

IL GIOVANE                       Un treno?

 

L'UOMO                   Sì, un vero treno: riesci ad immaginartelo?

 

IL GIOVANE                       No, anzi sì, anni fa, al 'Lido' di Parigi: si vedeva un vero elicottero volare, sopra la testa degli spettatori.  (si blocca, vedendo che l'altro lo scruta con occhi accusatori, la bocca aperta nell' esecrazione)

 

L'UOMO                   Io... ti parlo dell'Arte... tu, mi citi quel... postribolo parigino!

 

IL GIOVANE                       Postribolo?

 

L'UOMO                   Sì, postribolo! Non replicare! "Non metterti tra il drago e il suo furore"! (lo guarda con occhi di fuoco)

 

IL GIOVANE                       (dopo una pausa) Va bene: ma dovrò pure esporle, le mie idee, se vogliamo collaborare! Un vero treno, in scena: è un baraccone. Un treno, sulla scena... meglio evocarlo così:    (fa alcuni passetti in avanti, ritmati, portandosi la mano alla bocca) tuuu-tuuu-tuuu... (sbuffa come un treno a vapore)

 

L'UOMO                   Sei pazzo?!

 

IL GIOVANE                       Ma no: stimolo la fantasia dello spettatore, che non è mica scemo.

 

L'UOMO                   Appunto perché non è scemo, dimmi tu perché dovrebbe pagare per vedere uno scemo che fa ‘tù-tù’.

 

IL GIOVANE                       E perché i treni veri non se li va a vedere in stazione?

 

L'UOMO                   Ah, insopportabile: mi sembri uno del 'teatro povero'... Vaglielo pure a dire, ai signori governanti. Già non vogliono più tirare fuori i soldi! Poi, se andiamo proprio noi a dirgli: 'teatro povero', quando dobbiamo costruire una casa, un castello... che dico: un divano. Ci rispondono: "Sedetevi per terra!". 'teatro povero'! (lo guarda severamente)  Giovanotto: non è così che faremo i nostri affari!

 

IL GIOVANE                       No, non deve risentirsi... e poi non mi ha capito, non ha capito il teatro che voglio...

 

L'UOMO                   Il Teatro non lo vuoi tu: lo vuole il pubblico. Fatti un nome, una compagnia: poi, imponi le tue 'idee nuove'. Se ancora ne avrai. Perché, una volta assaporato il successo, l'applauso... ti sarà passata la voglia delle 'idee nuove'.

 

IL GIOVANE                       Se queste parole non le dicesse lei, mi apparirebbero un po' ciniche.

 

L'UOMO                   Bah! (guarda l'orologio)  Fa freddo però in questo Teatro!

 

IL GIOVANE                       Per forza, il riscaldamento non è in funzione.

 

L'UOMO                   Certo. (tira fuori la piccola bottiglia dalla tasca) Lo bevi un goccio? (l'altro fa cenno di no) Male: ti riscalda. (beve) Ma dov'è il mio geometra? (si corregge immediatamente)  Il mio scenografo. E' già in ritardo. Io pago, e devo aspettare gli altri!  (accendendosi)  Ah, ma cambio! Cambiamo tutto, eh? Qui, farò un enorme supermercato! (guarda il Giovane come temendosi colto in fallo, e recupera)   Supermercato dell'Arte Teatrale, certo. E poi mostre, pittura, scultura, concerti. Il meglio del Teatro, per il meglio dello spettatore! Vado a vedere se quello zuccone, magari ci aspetta fuori.

 

Si avvia all'uscita. Il Giovane resta pensieroso, perplesso, a guardarsi intorno. Si blocca. E' come avvertisse qualcosa: un rumore, forse una presenza. Annusa l'aria. Guarda di nuovo in giro, poi punta decisamente verso la parte destra del proscenio. Scosta il lembo del sipario, sollevandolo. Sobbalza.

 

IL GIOVANE                       Eccola qui, lo sapevo: ancora qui, lei!

 

Si vede in terra un fagotto di stracci. Si risolleva una Donna, di figura aggraziata ed una certa armonia gestuale, un'eleganza decisamente celata dal disordine dei capelli e dal vestire (usando un eufemismo) sciatto.

 

IL GIOVANE                       Ma che fa, signora! Glielo ho chiesto quante volte, per favore: vuole smetterla di dormire qui dentro? E poi come fa ad entrare, si può sapere? Cambierò il lucchetto, di nuovo!

 

La Donna sorride, guardandolo con dolcezza. Si avvia a scendere dal palcoscenico.

 

IL GIOVANE                       (impacciato)  Sa, signora, mi dispiace. Ma tanto, in ogni caso, sarebbe ancora per poco. Tra un po'  (si guarda attorno con rammarico)  non sarà più mio. (lei lo guarda senza rispondere)  Mah. Non so neanche se lei mi capisce.

 

Il Giovane si gira, le spalle curve, guardandosi le scarpe, le mani in tasca. La Donna si ferma sulla scaletta. Lentamente si gira a guardare il Giovane.

 

LA DONNA              (con voce delicata, fievole, che sembra faticare per uscire) No, questo no. La prego.

 

Il Giovane si gira stupito. Toglie le mani dalle tasche. La osserva.

 

IL GIOVANE                       Ah... lei parla… mi capisce? Perché… non aveva mai risposto, le altre volte: quando le chiedevo chi è, come fosse entrata.

 

LA DONNA              Non lo faccia, la prego.

 

IL GIOVANE                       Co... che cosa?

 

LA DONNA              (dalla scaletta osserva il pubblico, indicandolo con le mani) Il pubblico, ogni sera. Lo spiavo attraverso questo sipario. Da dietro, là, dal limite del boccascena. Tutti ad aspettare: me. Era bello, allora, questo posto.

 

IL GIOVANE                       Lei, lei era... è un'attrice?

 

LA DONNA              Chi può dirlo? Se fossi attrice, dovrei amare le maschere, e perciò fregiarmi di un disorientamento, di una menzogna nei suoi confronti. Allora direi: "No, non sono attrice." Ma se invece non sono stata altro, nella mia vita, che una povera barbona, uno scarto, una derelitta... allora sì, sì che voglio dirlo: alto, forte! Perché sognare è bello, fantasticare, crearsi altro da ciò che si è. Perciò...  (forte, teatrale, verso la platea) sì, sono un attore, un grande attore: il più grande!  (si gira verso il Giovane, con voce ed atteggiamento mutato)  Altro non sono, che un venditore d'anime!  (lo fissa)  Lei, sarebbe disposto a vendersi l'anima? (risale i gradini e si accosta al Giovane guardandolo negli occhi)  Se ci togliete le nostre chiese, le nostre case, i nostri bordelli... ecco, sì: saremo come puttane. Le puttane dopo che i bordelli sono stati chiusi. Saremo anche noi... lucciole! Per le strade, saltimbanchi. La sera, non più sopra queste tavole, ma sotto i lampioni... una macchina si ferma: "Quant'è?" E noi: "Dipende: cosa vuoi?" "Il prologo della Tempesta". "Eh, cocco mio: sono centomila, e ti sto facendo un regalo. "E la mia amica, invece, vorrebbe il finale di..."  (interrompendo)  "Per i finali, il doppio! Un finale... il prologo, è come i preliminari; ma un finale, beh: bisogna pagare tariffa doppia!"

 

IL GIOVANE                       (ride)  Divertente! Lo sa che è proprio simpatica? Dovrebbe fare...

 

LA DONNA              (interrompendolo)  L'attrice, lo so!  (improvvisamente grave, quasi patetica) Risistemiamolo, la prego... mettiamolo a posto! Sarà un affare, vedrà: farò tutto io. Gestirlo non le costerà nulla. Mi alzerò molto presto. La mattina farò le pulizie... e terrò i conti: sono onesta, si può fidare. Risponderò al telefono, prenderò le prenotazioni. Anzi no: farò i conti direttamente al botteghino così intanto venderò i biglietti. E la sera li strapperò, io, farò accomodare il pubblico. E quando saranno seduti per bene: via, di corsa in camerino a truccarmi, in fretta... salirò qui, su questo palcoscenico, a recitare.  pausa Non voglio paga.

 

IL GIOVANE                       Lei è veramente divertente. (la fissa) Perché scherza, no?

 

LA DONNA              (come non lo avesse sentito, eccitata) Vada là, vada. (indica la platea)

 

IL GIOVANE                       Dove?

 

LA DONNA              Là, in platea.

 

IL GIOVANE                       Perché?

 

LA DONNA              Vada, le dico.

 

Il Giovane sospira, e scende controvoglia. Si ferma sotto al palcoscenico, guardandola, come attendendo di capire.

 

LA DONNA              Ma no, più in là, più dietro... sieda. Misterioso. Parli dando il senso di grandi, enormi motivazioni interiori profonde... d'ora in poi ogni cosa che lei dice, è una manna scesa dal cielo, è oro colato, è linfa. Mi ha capito?

 

IL GIOVANE                       No.

 

LA DONNA              (con ovvietà, e foga) Ora, lei, è il regista!

 

IL GIOVANE                       Io?

 

LA DONNA              Sì: mi sta facendo un provino.

 

IL GIOVANE                       Io, a lei?

 

LA DONNA              Certo!

 

IL GIOVANE                       Cosa dice? Non so neanche cosa deve fare, un regista! (allarga le braccia) Smettiamola! (si butta a sedere su una poltrona di platea, tra il seccato e lo sconfortato) La smetta!

 

LA DONNA              Ecco: ha cominciato proprio bene! Mi contraddica! Sia duro, se lo ritiene indispensabile! Si alzi e si rimetta a sedere nervosamente. Perché lei ha il tormento, dentro.

 

IL GIOVANE                       Eh, già: sapesse poi in questo momento!

 

LA DONNA              Certo, lei ha il tormento: ma io, quassù, non riesco a renderlo come lei lo vorrebbe. Allora si agiti, urli, dica parolacce.

 

IL GIOVANE                       Non mi tenti!

           

LA DONNA              Sì, invece, sì...  (vede l'altro prendersi la testa fra le mani)  Lo vede, lo vede? Il tormento sale. Perfetto. Ma ora si rilassi... beh, non troppo. Tensione, sì, ed ascolti.

 

IL GIOVANE                       (sforzandosi, come decidendosi ad accondiscendere) Va bene: mi dica cosa debbo fare.

 

LA DONNA              Stia seduto, lì: a giudicarmi.

 

IL GIOVANE                       Ma io non voglio giudicare nessuno!

 

LA DONNA              Scherza? Lei gode, vive per questo!

 

IL GIOVANE                       Cinque minuti però, eh? Non uno di più: accetta?

 

LA DONNA              (assume un atteggiamento raccolto, e risponde con voce melliflua)  Ma certo: promesso.  (mentre il Giovane non la guarda, lei incrocia le dita come fanno i bambini quando vogliono invalidare il loro giuramento)

 

IL GIOVANE                       Allora, avanti. (l'altra lo guarda, in attesa) Su, che altro c'è?

 

LA DONNA              Beh, scusi, dottore... anzi, Maestro.

 

IL GIOVANE                       Sì, avanti, mi dica.

 

LA DONNA              (ride per un attimo) Perfetto, perfetto! Ha accettato ambedue gli attributi senza batter ciglio: 'dottore', 'maestro'... lei è il regista perfetto!

 

IL GIOVANE                       Avanti, avanti, su: meno buffonate!

 

LA DONNA              Perché? Io, seppure, sarei un grande buffone! Lo sono stata anche nel Lear: immenso.

 

IL GIOVANE                       E va bene: ma adesso cosa vuole? I cinque minuti stanno passando, e badi che non aspetto!

 

LA DONNA              Se sono io che sto aspettando lei! Perciò, azzeri il cronometro, e riparta dall'attimo in cui mi dirà cosa devo fare.

 

IL GIOVANE                       Io?

 

LA DONNA              (con sarcasmo)  No, io! Lei deve dirmi cosa... scusi, sa: ma il regista è lei!

 

IL GIOVANE                       (pazientando) Non lo so, gliel'ho detto... non ho grande esperienza, così a freddo... mi faccia sentire cosa ha preparato.

 

LA DONNA              Che emozione: mi sembra di essere tornata a scuola. Mentre invece... cosa vuole: ho fatto di tutto! Potrei portarle... oh, il mio repertorio è omerico.

 

IL GIOVANE                       Adesso perdo quel po' di pazienza che mi è rimasta: lei mi ha chiesto questa ... audizione! Allora avanti, su: lei saprà cosa vuole fare!  (la fissa, sforzandosi d'essere gentile) La prego: sono molto occupato.

 

LA DONNA              (mostrandosi diligentemente consapevole)  Certo, capisco.

 

IL GIOVANE                       Finalmente!

 

LA DONNA              (abbassa la testa, come per concentrarsi; poi si rivolge di nuovo all'altro, con espressione gioiosa) Capisco, sa: mi rendo conto. (indica il retro del palcoscenico) Con tutte le audizioni che ha!

 

IL GIOVANE                       Cosa?

 

LA DONNA              Gli altri attori cui fare il provino. Sarà una giornata dura, per lei.

 

IL GIOVANE                       Già lo è, molto!

 

Pausa.

E' come se il Giovane si rendesse conto che l'unica possibilità di sbrigarsi è quella di assecondarla, parlando il meno possibile. Passeggia ai piedi del palcoscenico. La Donna si concentra, a lungo, girando le spalle alla platea, la testa bassa. Si schiarisce la gola, poi si rigira.

 

IL GIOVANE                       Finalmente!  (immediatamente si porta una mano alla bocca, rimpiangendo di averla aperta)

 

LA DONNA              No! E no, dottore: non così. Quel 'finalmente'... adesso mi è saltata la concentrazione. Mi deve di nuovo scusare.

 

La Donna si rigira e si schiarisce la gola. L'altro freme, passeggiando su e giù.

 

LA DONNA              (dopo alcuni colpi di tosse, girandosi, alla platea)  Lo sente, proprio oggi, questa tosse... questi teatri umidi, freddi, marci... raderli al suolo, bisognerebbe!

 

IL GIOVANE                       A chi lo dice!  (si getta sulla poltroncina)

 

LA DONNA              Come?

 

IL GIOVANE                       (si alza di scatto)  Eh no, adesso basta! Doveva cominciare, non l'ha fatto: la mia pazienza ha un limite! Anche la scusa della tosse!

 

LA DONNA              Cosa fa?

 

IL GIOVANE                       (sta per risalire sul palcoscenico) Se ha la tosse, tanto meglio: non se ne fa nulla, tanto...

 

LA DONNA              (grave, seria) Aspetti: non salga!... (persuasiva) Avevo cominciato, sì: altroché! Era quello il provino...

 

IL GIOVANE                       (confuso) Vorrebbe dirmi... stava recitando? La tosse, radere i teatri al suolo...

 

LA DONNA              Davvero? Non se n'era accorto, che recitavo?  (felice)  Ma lo vede, lo vede? Non sono una grande attrice, allora, se lei nemmeno si è accorto che stavo recitando? Pensi quale naturalezza, quale maestria...

 

IL GIOVANE                       Eh, sì: specie quando ha detto di radere al suolo i Teatri. Mi stava quasi convincendo.

 

LA DONNA              Ma non lo dicevo io: interpretavo la parte del cattivo...

 

IL GIOVANE                       Sì, ma sa quanto ci guadagnerei? Uno spazio così, nel centro storico: mi sistemerei per tutta la vita!

 

LA DONNA              E cioè?

 

IL GIOVANE                       Non lo so... potrei mettere i soldi in banca e vivere di rendita, investendo in azioni, titoli, che ne so?

 

LA DONNA              Sarebbe un infelice. Lei vuol fare il Teatro per comunicare qualcosa. Lei cerca l'apologo morale, sicuramente glielo scriveranno un giorno, i critici. E anche il pubblico le vorrà bene, perché sentirà che lei vuol bene a lui, non lo disprezza, come fanno oggi la maggior parte dei teatranti.

 

IL GIOVANE                       E' incredibile come sappia comprendermi, lei. Io voglio proprio entrare nei loro cuori, perché la gente siamo noi, io stesso finora sono stato solo pubblico, e so quant'ho amato quei pochi che, su tavole come queste, hanno saputo entrarmi nel cuore!

 

LA DONNA              (cambia improvvisamente tono)  E sì, poi vedrà che altro che nei cuori bisogna saper entrare per stare quassù...

 

IL GIOVANE                       Che vuole dire?

 

LA DONNA              Che prima di poter entrare nei cuori degli spettatori, bisogna quanto meno andare in scena. E, per poterlo fare, bisogna entrare in certi posti che non sono proprio il cuore...

 

IL GIOVANE                       Lei cerca di mantenersi vaga... ma secondo me sta diventando un po' volgare.

 

LA DONNA              Forse sì. Sapesse quante volgarità ho visto io... prima... ero una bella donna... e prima ancora ragazza. E i bei giovani come lei, vedrà, sono i più esposti. O fortunati, secondo i punti di vista. Perché lei può interessare due volte: di qua, di là... e nel bel mezzo! Mi capisce?

 

IL GIOVANE                       Avevo ragione, sì: sta diventando volgare. Ma io voglio solo scrivere.

 

LA DONNA              Eh, sì, la capisco: è bello scrivere, e poi vedere quelle parole prendere vita quassù: per questo bisogne pagare, in un modo o nell'altro! Cosa le chiedono, quando entra in un negozio, un ristorante, un albergo: contanti, carta di credito, o bancomat?

 

IL GIOVANE                       (risentito) Proprio lei, si abbassa a questi confronti? Coi suoi ideali, colla scelta che ha fatto? O almeno dice...

 

LA DONNA              (cambia tono) Tanti anni fa sono stata innamorata - perché fu vero amore - di un produttore che credeva in quel che faceva. Si amareggiava così tanto per le critiche ingiuste, le bizze degli attori, i registi che sperperavano scambiando i suoi soldi con la loro carenza d'idee, i teatri che pagavano in ritardo, o per niente. Fallì, e io con lui. Un dolore così grande che non volli più calcare il palcoscenico... ma non riuscii a distaccarmene, allora presi a vagare, di notte, e poi di giorno, fino a farne la mia dimora.

 

IL GIOVANE                       Non solo qui? E non ha più una casa? E com'ha fatto? Non ci credo, mi prende ancora in giro.

 

LA DONNA              Ce ne son tanti di luoghi come questo, in tante città, di tutto il mondo. Il Teatro, il Tempio dello spettacolo che muore perché troppo vero, reale, carnale... senza più ragion d'essere. E invece ce l'ha, può ancora averla, e bisogna farlo capire anche a lui che non si può cedere, bisogna continuare a battersi, ad oltranza, non si può diventare così com'è diventato lui!

 

IL GIOVANE                       (sgrana gli occhi) Cosa? E' lui il produttore di cui parlava? Il suo amante?

 

Pausa.

 

LA DONNA              Allora, che fa?

 

IL GIOVANE                       In che senso?

 

LA DONNA              Dico: mi prende?

 

IL GIOVANE                       Dove?

 

LA DONNA              Per la parte... quel ruolo: io, così naturale. L'età è quella. La corporatura, va bene?

 

IL GIOVANE                       (deciso, sale sul palcoscenico) Ah, ora basta davvero! Mi sembro pazzo, io, a star qui a farmi portare in giro da una…  (s'interrompe, fissandola)

 

LA DONNA              (gli si avvicina, sostenendone lo sguardo con atteggiamento completamente mutato, fiera, quasi aggressiva)  Lo dica!

 

IL GIOVANE                       (si gira, cerca di lasciar cadere il discorso) No, lasciamo stare.

 

LA DONNA              Lasciamo stare, cosa?  (lo raggiunge, di nuovo ponendosi a faccia a faccia) Lo dica: quale epiteto voleva usare?...Barbona?... Pazza?

 

Il Giovane è imbarazzato. La situazione perdura alcuni secondi, finche la Donna cede, scuotendo la testa.

 

LA DONNA              Ma sì, sì, questo sono: pazza!

 

La Donna va a risistemare la propria roba, un fagottino. Con passo forse eccessivamente pesante e forzato, si avvia ad uscire.

 

IL GIOVANE                       Su, che fa? Diciamoci almeno buongiorno!  (la raggiunge, fermandola per un braccio)  Via... almeno prenda questi. (le mette in mano dei soldi; la Donna con forza lo afferra per l'altro braccio, fissandolo con occhi accesi ma senza aprir bocca) Che fa: s'è offesa per i soldi? Forse ha ragione   (li rimette in tasca)  Uffa!  (si libera il braccio con uno strattone)  E va bene, se ne vada, ma che m'importa?! (l'altra continua a fissarlo, muovendo ora il capo facendo cenno di 'no'; il Giovane si allontana, un po' imbarazzato)

 

LA DONNA              (con un tono di voce caldo, inaspettato)  Incredibile, come lei stia bene, quassù. Lei , è nato per la scena! Che eleganza: faccia dei passi. Faccia, la prego!  (il Giovane, più che altro, fa un paio di movimenti nervosi, ma consapevole di essere osservato e studiato)  Bravo, bravo! Adesso, voglio fargliela io, l'audizione!

 

IL GIOVANE                       A me?

 

LA DONNA              Per fare l'Attore, primo requisito è la passione: e lei ne ha tanta. Poi ha classe, e una bella figura. Cosa sa fare?

 

Pausa.

Il Giovane la guarda, ostile; eppure si intuisce che è anche tentato.

 

IL GIOVANE                       (seccamente)   Nulla.

 

LA DONNA              Si sente che lei ha letto molto, molto. Non sa un brano a memoria? Una poesia?  (fruga nelle sue tasche, ne estrae alcuni fogli, passandogliene uno) Tenga, legga questo. Io andrò giù. Sarò io regista, adesso. (il Giovane comincia a scrutare il foglio; la Donna scende la scaletta e siede in platea, in una poltrona di corridoio) Ah, che scomode queste poltrone! (guarda in alto, come annusando l'aria) Ma fa caldo, fa caldo! (si guarda in giro) Qualcuno spenga il riscaldamento! (pausa)  Come, è spento? Per questo è così freddo: volevo ben dire! Accendete subito il riscaldamento: con quello che costa, oggi, una pur lurida sala prove! Quest'aria... (forte) nessuno ha una liquirizia? Mi si impasta la bocca, con quest'aria! Sempre reclusi, qui dentro: a provare spettacoli; o a questi stupidi provini che non servono mai a nulla ma si debbono per forza fare prima di cominciare a provare altri spettacoli! (forte verso il palcoscenico) Che lo devo ancora ascoltare, lassù, un nuovo Laurence Olivier, che mi appare così, sul palcoscenico! Forza, su: cosa aspetta?

 

IL GIOVANE                       (alza gli occhi, ancora dubbioso) Devo finirla. Ancora un momento.

 

LA DONNA              (come a se stessa, piano ma non troppo) Imbarazzante... molto imbarazzante, nonché irritante. Detesto quelli che ti stanno davanti e ti rubano il tempo: "Posso mettermi gli stivali? Devo fare il Cyrano". "Ho bisogno di un tavolo e due sedie". Nient'altro? "Posso farlo scalza?" "Mi servono tre minuti per concentrarmi". Signore, l'intero tempo dell'audizione è, giustappongo, tre minuti ciascuno! (forte) Perché non prova a tornare tra qualche mese, quando avrà mandato a mente almeno quella mezza paginetta?

 

IL GIOVANE                       Aaaaah! (getta il foglio in terra, ma subito lo raccoglie) Sì, sì, molto meglio: tenga, su!

 

LA DONNA              (con voce candidamente attonita) Che cosa fa?

 

IL GIOVANE                       Le rendo il suo foglio.

 

LA DONNA              Perché?

 

IL GIOVANE                       Per lei, lì, a lamentarsi...

 

LA DONNA              Cos'ha capito? Stavo recitando.

 

IL GIOVANE                       Sì, sì, certo: l'ho capito. Ma non riuscivo a concentrarmi.

 

LA DONNA              (non resistendo a recitare il suo ruolo) Ah, il signorino è abituato a Stanislavskij! (si riprende) Mi scusi, vada avanti.

 

IL GIOVANE                       Non ci riesco: con lei lì a parlare, parlare...

 

LA DONNA              (improvviso, torna il tono autoritario)  Per metterla alla prova, giovanotto! Cosa crede? Ci vuole tempra, ci vuole! Vuol recitare, lei, e crede sia facile? Show must go on, anche se il pubblico parla, tossisce, si agita sulla poltrona; o peggio: rumoreggia, fischia! Ci vogliamo fermare, per questo? Anche se da fuori arriva il suono di mille automobili, sirene, bombe. Sì, Signor Attore, sì: anche bombe! Nulla può fermare un grande Attore.

 

Pausa. Il Giovane appare colpito, poi si sforza per preservare la propria razionalità.

 

IL GIOVANE                       Appunto per questo: io non sono un attore!

 

LA DONNA             Legga, legga. Reciti leggendo. Purché ci sbrighiamo.

 

IL GIOVANE                       Proprio così: basta che la finiamo!

 

LA DONNA              (sbraitando ma a mezza voce)  Non ci sono più scuole, non c'è più rigore. Ma d'altronde, a cosa servirebbero le scuole, visto che non ci sono più neanche gl'insegnanti?... D'altronde, mica posso fare tutto da solo, io. Andare anche ad insegnare, magari per quattro soldi! Però, siamo onesti: a parte me, oggi, chi c'è che potrebbe insegnare?

 

Il Giovane prende a leggere. La Donna siede, agitandosi sulla poltrona.

 

LA DONNA              Ma non legga, non si mostri col foglietto attaccato al naso! Son quattro righe: le memorizzi! Memorizzi, che diavolo!

 

IL GIOVANE                       Se c'è una cosa che mi manca, è la memoria.

 

LA DONNA              E vuol fare l'attore!!!

 

IL GIOVANE                       (duro, secco) No!

 

LA DONNA              (decisa, con un tono affatto nuovo seria e vera come mai finora)  Ed allora faccia quello che vuole, che desidera fare! Se tutti ci rendiamo succubi, schiavi di questi... cialtroni!  (indica verso l'atrio del teatro, donde era uscito l'Uomo) Non è mai stato un vero produttore, non ha mai rischiato un soldo, s'informi. Sono anni che lui...

 

IL GIOVANE                       Lei parla, parla! E intanto cosa fa, lei? Sta su questo palcoscenico a rotolarsi nei suoi stracci. Lei con tanta voglia di fare, fare... cosa è riuscita a fare, se non a rovinarsi?... Non c'è nulla, niente da fare contro questa corruzione, degrado.

 

LA DONNA              Il degrado, il degrado!

 

IL GIOVANE                       Sì, il degrado: totale!

 

Pausa.

 

LA DONNA              Ed a causa di questo degrado, che indubbiamente c'è, esiste ... ecco un'altra persona che si sente giustificata a ... (lo guarda negli occhi)

 

IL GIOVANE                       A...?

 

LA DONNA              (forte, brutale e decisa) Non fare un merdoso, fottutissimo, stramaledetto cazzo!

 

IL GIOVANE                       Signora!

 

LA DONNA              Cos'è? Scandalizza qualche parolaccia e non dovrebbero essere uno scandalo quella indecente immondizia di belle parole mediante le quali lei cerca di giustificare il commercio di questo: Teatro?!? (lo fissa, intensamente)  Quante cose vorrei, potrei, dovrei dirle...  (alza le spalle) ma sono attrice, e so quanto siano noiosi comizi, sermoni, spiegazioni... lunghi monologhi: no! Quello che vorrei dirle, cercherò di mostrarglielo. Lei è il pubblico, in questo momento: e per amare, deve partecipare. Mi parli di lei. Non un soliloquio: un dialogo.

 

IL GIOVANE                       Cosa vuole sapere?

 

LA DONNA              Nulla di più di ciò che lei vorrà dirmi.

 

IL GIOVANE                       Io...

 

LA DONNA              Avanti.

 

IL GIOVANE                       Ho studiato, prima... ora, beh... volevo fare... ma poi, da quando morì mio padre, ho dovuto lavorare e... sa, mia madre.

 

LA DONNA              Spiacente per i suoi casi familiari ma, perdoni la franchezza, adesso non m'interessano. E neanche a lei. Deve solo dirmi chi è lei. O cosa vorrebbe essere.

 

IL GIOVANE                       Io... lo sa: vorrei scrivere, per il teatro.

 

LA DONNA              Ce l'ha fatta! Era così difficile?

 

IL GIOVANE                       Per me, sì!

 

LA DONNA              La pianti! Si trincera nel suo piccolo mondo di paure, ritrosie; disgrazie, sì, certo. Deve smetterla! Vuole scrivere: chi glielo impedisce? Cosa le manca? Non ha la macchina da scrivere? O il computer?

 

IL GIOVANE                       ... Scrivo solo a mano.

 

LA DONNA              Allora le basta una penna! E deve averla già usata, ho sentito quello che diceva prima: lei ha scritto. (lui assente col capo) Allora è già uno scrittore, è lei stesso che deve concedersi l'autorizzazione, non deve attenderla dagli altri.

 

IL GIOVANE                       Scrittore? Non sono mai andato in scena. Nessuno mi ha mai pubblicato.

 

LA DONNA              La smetta con queste idiozie: abbia il coraggio di mostrarsi per quello che è. Vuol fare l’artista? Lo dica: affermarlo è già una scelta, una condizione mentale. Avanti!

 

IL GIOVANE                       Io voglio essere...

 

LA DONNA              No, dica: "Io sono uno scrittore"!

 

IL GIOVANE                       Va bene: io sono uno scrittore!

 

LA DONNA              E ora urli: "Sono un artista"!

 

Il Giovane prova, volge lo sguardo al cielo e serra i pugni. Poi si blocca, e la fissa.

 

IL GIOVANE                       (parla per ripicca) Per finire come lei: l'artista! (caricandosi)  Una povera pazza che vive da barbona in un letto di stracci, non ha una casa e per giunta... (breve pausa) Accidenti! Mi scusi... davvero, la prego.

 

LA DONNA              (alza le spalle) La smetta di scusarsi, di essere troppo gentile! Cos'ha fatto di male? Ha solamente espresso il suo pensiero. Pensiero fondatissimo, giusto, razionale... proprio quell'eccesso di razionalità che lei dovrebbe allontanare da sé. Si lasci andare... finirà come me? Non è detto: perché? Sa, il mio è un caso un po' particolare. Dovessi mettermi io a raccontare le mie disgrazie... tre figli, capisce? Tre! (la sua faccia diviene una maschera di dolore)

 

IL GIOVANE                       (dopo una pausa, sinceramente colpito) Oh, è terribile.

 

LA DONNA              Cosa?

 

IL GIOVANE                       Beh, il suo...

 

LA DONNA              Cosa?

 

IL GIOVANE                       ... Stato.

 

LA DONNA              Quale?

 

IL GIOVANE                       Quello che ha passato.

 

LA DONNA              Cosa?

 

IL GIOVANE                       Signora, capisco... non vuole ricordare.

 

LA DONNA              Cosa?

 

IL GIOVANE                       I suoi... figli.

 

LA DONNA              Quali figli? Non ho mai avuto figli, io: mai!

 

IL GIOVANE                       (frastornato)  Non vuole ricordare, o... mi ha mentito?

 

LA DONNA              (lo guarda intensamente)  Avrebbe davvero importanza che fosse vero, che non fosse vero... non vede? Siamo in un Teatro! Quello che diciamo può esser vero, o può non esserlo: non cambia nulla, quassù.

 

IL GIOVANE                       Sì, forse qui. Ma là...  (indica la platea)

 

LA DONNA              E' lei che deve scegliere: o qui, o là.

 

IL GIOVANE                       (decidendosi al 'grande passo')  Qui!

 

LA DONNA              Allora, deve lasciar perdere quel tipo!

 

IL GIOVANE                       Però m'ero impegnato: gli avevo assicurato che...

 

LA DONNA              Lei vuol fare questa vendita, che tanto la addolora, per essere felice domani. Viva nel presente. Sia felice oggi! Entri nel presente!

 

IL GIOVANE                       E' bello... ma non è facile...

 

LA DONNA              "Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai... osservate i gigli nel campo... non lavorano e non filano". Vivono la vita, istante per istante.

 

IL GIOVANE                       Infatti sono animali, o vegetali... ma per me, la mia educazione, la mia fottutissima buona educazione...

 

LA DONNA              Gli dica che ha cambiato idea. Io, se vuole, dopo il Vangelo le cito anche Confucio...  basta che lei si decida: "Chi vuole essere costantemente felice deve cambiare spesso". Perciò gli dica che ha cambiato idea. Oppure taccia: "Chi sa tace; chi non sa non tace". Così, se quel tipo di là conosce questa frase, dovrà per forza prenderla per un saggio.

 

IL GIOVANE                       Certo: Smoke gets in your eyes, fumo negli occhi, mi sembra di sentire lui!

 

LA DONNA              (lo interrompe)  Allora gli dirà semplicemente: "No"! Saper dire di no alle persone è bellissimo: i saggi lo considerano parte essenziale del risveglio interiore. E badi: non è egoismo. Io sono egoista se pretendo che qualcun altro viva la sua vita come io ritengo opportuno. Non è egoismo vivere la propria vita come si ritiene opportuno.

 

IL GIOVANE                       E' così, è così: lei ha ragione! (come esaltandosi, incapace di trattenersi) Aspetti: solo un attimo! (estrae dalla tasca alcuni fogli) Questa... è roba mia... una cosa che ho scritto... vado su. (si avvia verso il palcoscenico)

 

LA DONNA              (riprende a parlare come prima, di nuovo ‘regista’; passeggia nervosamente) Imbarazzante... Dio: mortale! M'imbarazza, m'imbarazza da morire: come si fa?  forte  E io, perché non sto al mare, oggi? Trent'anni, quasi cento spettacoli: quante ore al buio, al chiuso... fuori: potevo stare al mare, oggi! Senti! (chiama forte)  Perché non ce ne andiamo al mare, oggi, eh?... No, non insieme: io, a un mare; tu, a un altro mare. Che stiamo a fare qui, a soffrire... per cosa? Preparare uno spettacolo: trenta giorni di prove, sette ore al giorno. Più o meno... trenta per sette moltiplicato cento... Dio, quante ore!

 

IL GIOVANE                       (sembra smontarsi ma ha un guizzo di orgoglio) Non rompa le palle: mi ascolti, adesso! Apra quelle sue orecchie asinine, e ascolti!

 

LA DONNA              Ascoltare? E cosa? Adesso le faccio sentire io come va recitata.

 

IL GIOVANE                       Ma l'ho scritta io!

 

LA DONNA              Appunto, lei ha già fatto. Io imposto, analizzo, destrutturo, e poi ristrutturo: creo! (indica il foglio) Posso farlo anche cantato: sì, ne farò un musical. Tanto, in questo paese, i musical li so fare soltanto io!

 

IL GIOVANE                       Non si azzardi!

 

LA DONNA              La phoné: ne ha mai sentito parlare? Io conosco il valore dei suoni, la vibrazione d'ogni singola emissione. Ma lei, vuole imparare, o no?! (l'altro tace, lei gli prende il foglio dalle mani)   Vada, vada in platea.

 

La Donna sembra intenta a  ripassare il testo mentre il Giovane scende in platea, quindi inizia in tono un po’enfatico, lo sguardo lontano.

 

LA DONNA              "Signore, voi mi fate tremare... ma non di gioia. Un funesto presentimento mi stringe il petto. Che intendete fare: ne avete una chiara idea? Non vi spaventano le teste mozzate di Babington e di Tichburn, erette a monito sui ponti di Londra? Allontanati, giovane temerario, via... mettiti in salvo, finché lo puoi..."

 

IL GIOVANE                       Ma questo non è il mio testo.

 

LA DONNA              No? Forse ho fatto confusione con la "Maria Stuarda" di Schiller. Non è che lei ci abbia rimesso, eh!

 

IL GIOVANE                       Certo che ci ho rimesso: lei mi ha imbrogliato!

 

LA DONNA              Perché così è la vita. Finché non si deciderà a prenderla in mano, sarà così. Se aspetta sempre qualcosa dagli altri, non avrà mai più di quello che gli altri vorranno darle. Se le va bene: briciole. Molto più spesso: merda!

                                  

IL GIOVANE                       Ma se è vero che chi sa: tace... perché si sforza tanto per farmi la lezione?

 

LA DONNA              Perché in realtà: non so. E poi perché voglio difendere questo Teatro. Non sono saggia per niente. Io voglio ancora il mio pubblico, voglio le poltrone piene, le luci  e le atmosfere, i silenzi e le pause, sentirmi scuotere all'unisono con la platea...

 

IL GIOVANE                       La sopporto, nonostante tutto, perché lei incarna esattamente il Teatro che io sogno. Misteriosa... non capisco da dove viene...

 

LA DONNA              Se solo sapesse... (si pone in proscenio, al limite del palcoscenico, accovacciata, avvicinandosi il più possibile al Giovane)  sì, ora voglio, debbo dirglielo: le frontiere che ho dovuto attraversare... di nascosto. Il mio Paese non si poteva abbandonare a quel tempo. Niente passaporti, niente soldi stranieri... niente.

 

IL GIOVANE                       Ah, allora immagino...

 

LA DONNA              Quella notte sul ponte... orribile. La libertà era a un passo, dall'altra parte il confine, e io correvo, sì, sì, ce l'avevo fatta. Ma...  (sembra chiudersi nel proprio dolore)

 

IL GIOVANE                       Cosa accadde? Ma se ricordare le fa troppo male...

 

LA DONNA              I fucili non potevano raggiungermi, ero troppo lontana, però... Dio, quell'affannare improvviso, nel buio... il suono agghiacciante di un ringhio feroce. Non ebbi il tempo di spaventarmi, che il dolore mi trafisse, proprio così: trafisse, attraverso i denti aguzzi di quel cane... bellissimo esemplare, niente da dire, ma feroce come solo anni di addestramento possono ridurre una povera bestia! Riuscii a trascinarmi oltre il confine... sembra incredibile, a ricordarlo ora. Centocinquanta metri con un grosso cane attaccato al mio polpaccio... sì, incredibile!

 

IL GIOVANE                       Povera signora... è vero: sembra incredibile...

 

LA DONNA              Incredibile? Allora guardi qua, guardi!!!  (si scopre la gamba sinistra, mostrandola al Giovane)  Guardi, se ce la fa!

 

IL GIOVANE                       (dapprima titubante, emozionato, si avvicina maggiormente alla gamba; attonito, alza il viso guardandola negli occhi)  Io non vedo niente.

 

LADONNA               Perché, vede una truccatrice da qualche parte? Le pare che io possa essere pronta per recitare il ruolo della fuggiasca, stasera? Si accontenti della mia esibizione, a mo' di esempio: poi verrà la rappresentazione vera, l'identificazione completa, che comunque va bene anche senza un trucco realistico, fatto di materia...

 

IL GIOVANE                       Cioè... mi ha di nuovo imbrogliato, come prima con la storia dei figli...

 

LA DONNA              E come può dirlo? Che ne sa se è vero o no? I figli, la fuga...

 

IL GIOVANE                       No no... lei mi ha imbrogliato!

 

LA DONNA              Nessun imbroglio: lei vive. Si emoziona, il cuore sussulta, gli occhi si bagnano: non è meraviglioso? E' la vita! Anzi no: è il Teatro, che poi è la stessa cosa. Specie per chi, come lei, ha scelto, gliel'ho chiesto poco fa: da che parte vuol stare, su o giù? Lei ha risposto: sul palcoscenico, mi pare!

 

IL GIOVANE                       Ma lei ha detto...

 

LA DONNA              Lei ha detto, lei ha detto... ma perché non si gode tutto ciò che le sto facendo vivere?

 

IL GIOVANE                       E cos'è, che mi sta facendo vivere?

 

LA DONNA              Quando il saggio indica la luna, l'idiota non vede altro che il dito.

 

IL GIOVANE                       Grazie per l'idiota. Come si tratta bene, lei, a ritenersi tanto saggia.

 

LA DONNA              Non sono saggia, ma una che ha scelto. E lei?  (l'altro tace) Glielo dirò io: lei non s' impegna nel compito più importante, il compito di vivere... distratto dalle sue paure, i suoi ragionamenti, analizza tutto, ci pensa e poi ripensa, si interroga più per macerarsi che per scoprire. Vivere, invece, è lasciar cadere tutti gli ostacoli. Vivere nel presente con freschezza.

 

Si sente da fuori la voce dell'Uomo. La Donna corre a rifugiarsi in quinta.

 

VOCE UOMO          Niente, il Geometra non c'è. Mi farà perdere tutta la giornata. E questo dannato cellulare che seguita a squillare!

 

Ora rientra parlando al cellulare. Preso dall'ascolto, non si cura di quanto accade sul palcoscenico, dove il Giovane è salito alla ricerca della Donna.

 

L'UOMO                   Carissimo, ma come te lo devo ripetere: se la scena non c'è, si esalta il tuo ruolo. Nella nudità dello spazio la tua figura giganteggia: tu, novello Ercole contro i Titani. Che c'entra che interpreti la parte di un medico sifilitico? Quando reciti tu sei un gigante: sempre e comunque! E hai vicino a te quel fiore... il costume? Falla recitare nuda: sì, nuda. Pensa che forza prenderebbe tutto quanto. Anche perché per il pubblico sarebbe un colpo, e si accorgerebbe meno delle sue... possiamo dirlo, tra noi... lacune... no, non tanto l'erre moscia... sì, scusa, hai ragione: erre francese... ma soprattutto quelle esse così impastate... sì, lo so che fa parte del personaggio: ho avuto io l'idea d'inserire nel testo la battuta: "Ma come cavolo parla quella lì?"... Anche il regista l'ha approvata, certo... e  ha messo sotto quella bella musica... non c'è neanche quella? L'impianto era nel camion? E già, per forza! Beh, ma cogliamo il positivo dalle cose, non siamo sempre tutti sul negativo: devo tirarla solo io la carretta? Scusa, mio caro: siete in una discoteca, perciò l'impianto c'è. Ci vuole tanto a trovare una musica giusta?  Ma che ne sai che hanno solo techno e hip-hop britannico? Cercate bene: senz'altro trovate un Mozart... va bene, anche più particolare... no, certo: magari Janacek o Smetana non ci stanno... idea! Ho un'idea clamorosa: silenzio totale. E in quel silenzio tu fai: "Bon, bon, bon...", lento, profondo, come un suono che sale dal fondo della terra... con le tue corde vocali, so che puoi farlo... "Bon, bon, bon... pim": improvvisamente fai un acuto! L'energia che sale, viene alla luce, l'esplosione cosmica: e davanti a te, il sole... lei, nuda, ti accende alla vita, proprio ora che devi lasciarla. Sipario, il pubblico in piedi con le lacrime agli occhi. Applaude. Così si evita pure quel finale moraleggiante coll'arrivo del vecchio nonno. E vedi se funziona così, che allora da domani tagliamo la parte di Rodolfo che, me l'hai detto anche tu, in Compagnia è  anche un peso: continua sempre a insidiarti Marina? Ecco, appunto: calcio in culo e via. Solo tu e lei, in scena: il trionfo! Tanto sei tu che vendi, mica lui... e lei, certo: lei è fondamentale. Sei grande, sì, sì: immenso!  (chiude la comunicazione e si lascia cadere, esausto, sul pavimento)  Basta!

 

LA DONNA              (rientra)  Ma lo vede? E lei si fida di questo qua?

 

IL GIOVANE                       I suoi colpi di sonno improvvisi, quand'è sotto stress: si arrabbia troppo. Me ne aveva parlato.

 

LA DONNA              Ma quale stress. Gli vada ad annusare il fiato, sentirà che stress ad alta gradazione!

 

Il Giovane la guarda, poi osserva l' Uomo come indeciso se eseguire o no.

 

LA DONNA              guarda intensamente il Giovane  Non lo faccia, la prego. La prego.  (scappa in quinta)  Non venda!

 

IL GIOVANE                       Aspetti! Dove va?

 

L'Uomo sembra sonnecchiare ma ora ha un  sussulto, sollevandosi sui gomiti.

 

UOMO                      Calcio in culo a Rodolfo: seicentomila, compresi i contributi, per trenta... risparmio diciotto milioni, in un mese: fantastico! Via i costumi, niente sarta: trecentomila per trenta: nove milioni... è già venduto, sarà l'affare del secolo!

 

L’Uomo sta di nuovo per crollare ma sente la voce del Giovane che si agita dietro le quinte.

 

IL GIOVANE                       Signora, signora dov’è andata? Non può scomparire così... signora...  chiama forte   signoraaaa!

 

L'UOMO                   (anche lui forte, verso l’altro) Ma che fa? Parla da solo?

 

IL GIOVANE                       (riapparendo) No, no: c'era qui... c'è... ma lei, anche prima, davvero non si è accorto...

 

L'UOMO                   Un topo? Al topo, al topo! (si lancia a trafiggere spada in mano come nella scena dell’ “Amleto”) Ha visto passare un topolino sul palcoscenico? Forse era il geometra, sì, lo scenografo: ha proprio quella faccetta e quelle spalle curve da topolino di catasto urbano. Ah, ah ah!  (ride , estraendo la bottiglietta)  Vuole?

 

IL GIOVANE                       No.  (serio)   Ma qui c'era una signora.

 

L'UOMO                   Signora?  (sarcastico)  Una vera Signora? Allora perché è fuggita? Cos'è, la sua amante segreta?

 

IL GIOVANE                       Non so chi sia.

 

L'UOMO                    (giunto sul palcoscenico, lo prende paternamente per le spalle)  Bravo, così mi piaci.  (l'altro lo guarda senza capire)  Stai apprendendo. Tu crei, inventi... e poi: mistero!

 

IL GIOVANE                       (scrollandosi di dosso le mani dell'altro)  La smetta.

 

L'UOMO                   Scrittura scenica. Il fascino del palcoscenico.

 

IL GIOVANE                       Già. Se le fa piacere. Comunque le ripeto che c'era una signora.

 

L'UOMO                   (lo guarda intensamente negli occhi) Il fantasma del palcoscenico. (esplode in una grossa risata)

 

Lontana, dall'altro, si sente un'analoga risata. I due si guardano.

 

IL GIOVANE                       Eccolo: c'è veramente! Signora!!!

 

L'UOMO                   Cos'è?

 

IL GIOVANE                       L'ha detto lei un secondo fa.

 

L'UOMO                   Il fantasma?

 

IL GIOVANE                       (assentendo a bocca chiusa mentre scruta in alto) Uh uh.

 

L'UOMO                   (guardando verso l'alto)  Sarà stata l'eco.

 

IL GIOVANE                       Forse.

 

L'UOMO                   (prova a fare delle urla, restando ad ascoltare, aspettando un'eco che non arriva)  Bah, pensiamo agli affari! Se c'è un fantasma, compro pure quello! (ride)

 

IL GIOVANE                       Purché sia in vendita.

 

L'UOMO                   (serio)  Il fantasma, o il teatro?

 

IL GIOVANE                       Si vendono assieme.

 

L'UOMO                   Li compro: ecco qui il compromesso! Meglio non mandarla troppo per le lunghe.

 

Il Giovane prende dalle mani dell'Uomo alcuni fogli di carta e li legge sommariamente.

 

L'UOMO                   (mostrandosi distratto, guardando nuovamente in alto, verso il luogo di provenienza della risata) E' quello classico, nessun problema: e sul contratto inseriamo quei due tre  punti che ti possano tranquillizzare… sul futuro. Nient'altro.

 

IL GIOVANE                       (continua a leggere)  Bene.

 

L'UOMO                   (lo incalza) Ed ora che hai controllato, eccoti questa bella penna. Se vuoi firmare...

 

IL GIOVANE                       Adesso, qui?

 

L'UOMO                   Hai dubbi? E’ cambiata qualche cosa?

 

IL GIOVANE                       No.  lo scruta  Anzi, sono felice. Credevo di doverlo vendere ad uno speculatore.

 

L'UOMO                   Jamais! Never! Nie! Nunca! Nunquam, come dicevano i nostri avi. Tutto, tutto si fa per te, o Grande Teatro...  (tralasciando improvvisamente l'enfasi accenna col capo al compromesso)   Una bella cifra, eh?

 

IL GIOVANE                       Sì, ma... e riprendere il discorso dell'affitto? Per sei anni, con opzione all'acquisto...

 

L'UOMO                   Ancora questa storia? Lo so perché: devi vedere cosa succede, controllare che uso faccio di questo spazio. Ma non basta la mia persona, la mia esistenza passata e presente e futura, a garanzia? Perché, se manca la fiducia, stracciamo questi fogli e non facciamone più nulla!

 

IL GIOVANE                       Davvero accetterebbe? Forse sì, sarebbe meglio. Sono così confuso… mi serve ancora un po' di tempo, conoscere un po' meglio...

 

L'UOMO                   Un accidenti! Bisogna sapere quel che si vuole, ragazzo! Ho smosso mezzo mondo, io! Finanziamenti, collaborazioni, impegni da parte dei grandi, grandissimi nomi: scritture, permessi, contratti al personale!

 

IL GIOVANE                       Ha già fatto i contratti al personale?

 

L'UOMO                   Certo che no: prima devo fare i lavori, ma... avevamo parlato, ho studiato le piante, fatto preventivi. E i precontratti!

 

IL GIOVANE                       Precontratti?

 

L'UOMO                   In una parola: impegni. Morali. Enormi.

 

IL GIOVANE                       (scuotendo il capo)  Ma sì: tirarmi indietro adesso, forse, non sarebbe onesto!  (prende la penna dalle mani dell'Uomo) E sia.

 

L'Uomo gli cede soddisfatto la penna, mettendo la propria cartellina come appoggio per la firma.

 

L'UOMO                   Un momento storico della tua vita: fondamentale. Intaschi soldi, e ti assicuri un avvenire nel mondo dell'Arte.

 

Il Giovane lascia la mano sospesa a mezz'aria, fissando l'Uomo, che gli sorride benevolmente. Quasi angelicamente. Il Giovane riabbassa testa e braccia, e la penna incontra il foglio. In quel preciso attimo, le luci si spengono: buio totale.

 

L'UOMO                   Che succede? E' saltato tutto! Vedi, vedi le spese che dovrò sostenere?!  (illumina sé e il viso del Giovane con la luce del suo accendino)  L'impianto è tutto, tutto da rifare.  (accosta la fiamma al foglio, per la firma)

 

IL GIOVANE                       Ci vuole riflettere ancora un po'? L'ha detto lei, è una bella cifra...

 

L'UOMO                   Giovanotto, ora basta scherzare! Il mio tempo è denaro, e così dovresti imparare a considerare anche il tuo: ne abbiamo perso anche troppo!

 

Di nuovo il Giovane sta per firmare. Torna la luce ma contemporaneamente si sente il forte rumore di un ventilatore che era sul fondo, o in quinta. I fogli volano via, disperdendosi sul palcoscenico.

 

L'UOMO                   La corrente, toh! Tornando, ha riattivato quel vecchio ventilatore.

 

IL GIOVANE                       Pensavo fosse fuori uso.

 

L'UOMO                   Già, di anni deve averne parecchi. (si avvicina all'oggetto, spengendolo) Sembra oliato da poco, risistemato. L'hai fatto tu? (l'altro scuote il capo. L'Uomo raccoglie i fogli)

 

IL GIOVANE                       E' un segno.

 

L'UOMO                   Cosa?

 

IL GIOVANE                       Due volte. Stavo per firmare: ecco che la corrente salta, poi si accende il ventilatore.

 

L'UOMO                   Via, non esistono segni.

 

IL GIOVANE                       E fantasmi?

 

L'UOMO                   Fantasmi?

 

IL GIOVANE                       Esistono, secondo lei?

 

L'UOMO                   No! Ossia, certo che esistono: nelle menti malate! Spero non sia il tuo caso.  (porge di nuovo i fogli) Prego.

 

IL GIOVANE                       (sta per firmare. Si blocca e guarda in aria) Allora, se veramente ci sei, se sei tu a non volerlo: dammi un segno! Uno solo, ancora.

 

L'UOMO                   La mia pazienza ha un limite!

 

IL GIOVANE                       E qual è?

 

L'UOMO                   Dieci secondi.

 

IL GIOVANE                       Presi. (verso l'altro, forte) Hai sentito? (prende a contare) Uno, due, tre, quattro, cinque, sei... sette... otto, nove... dieci. (abbassa il capo, un po' deluso) Va bene.

 

Di nuovo il Giovane appoggia la penna al foglio. Fortissima, una musica registrata, inquietante. I due sgranano gli occhi, poi prendono a parlarsi, ad alta voce: per sovrastare la musica, ma anche per la sovreccitazione.

 

IL GIOVANE                       Il segno!!!

 

L'UOMO                   Un cazzo!!! Qui c'è qualche figlio di puttana che vuole mettermelo...

 

IL GIOVANE                       (interrompendolo, sfottente)  Che gentiluomo!

 

L'UOMO                   Quando ci vuole, ci vuole!

 

IL GIOVANE                       Bene, questo è un altro segno.

 

L'UOMO                   Smettila con quest'aria da monachella. Pensiamo piuttosto a scovare quel figlio di... prego, chiedo venia. E dopo che l'ho trovato, col tuo permesso, gli faccio... (ironicamente gentile ma con gesto volgare) una testa così.

 

L'Uomo va in quinta, alla porta che presumibilmente dovrebbe condurre ai camerini.

 

L'UOMO                   Bloccata!

 

IL GIOVANE                       No, è sempre stata aperta!

 

L’UOMO                   Lo vedi che sporco gioco? (rientrando in scena, all' altro che ancora guarda per aria)  E tu che fai lì: guardi gli uccelli?... (dopo una pausa, cambia tono)

 

L'UOMO                   Però, che sciocchi! (sforzandosi a riprendere il controllo) Farci spaventare da una serie di piccole, piccolissime coincidenze. E' così semplice: lo scatto della luce, quando è tornata, ha riattivato prima il ventilatore, poi la fonica. (la musica termina) Allora, diciamola tutta: se davvero fosse un boicottaggio, non sarebbe un motivo in più per andare avanti nella definizione del nostro accordo? Vogliamo lasciarci intimidire così? O veramente crediamo al sovrannaturale: al sangue di San Gennaro, o alla neve di Ferragosto, o a...

 

IL GIOVANE                       (interrompendolo) Ma sì, ha ragione! Ed io, so benissimo chi è. Lei non voleva credermi: quella signora .... poveretta! (abbassa la voce)  Certamente una pazza.

 

L'UOMO                   Adesso ci credo, eccome! Altro che segni, fantasmi. Non preoccuparti: un altro problema che ti tolgo: firma qui, e sarà affar mio liberarmene.

 

IL GIOVANE                       Con attenzione. In fondo, è brava una persona...

 

L'UOMO                   Non preoccuparti, te l'ho detto.

 

IL GIOVANE                       (con decisione afferra la penna e la accosta al foglio) E sia!

 

Firma. Dall'alto comincia a scendere la neve.

 

IL GIOVANE                       (sgranando gli occhi)  La neve di Ferragosto: il segno!

 

L'UOMO                    Ma quale Ferragosto, è passato da un pezzo!

 

IL GIOVANE                       E' neve, neve all'interno di un teatro: e vuol dirmi che non è un segno, lei che l'ha nominata poco fa!

 

L'UOMO                   Neve? E' soltanto un trucco: una trovatina da quattro soldi!

 

IL GIOVANE                       E' il Teatro: quello che voglio io! E' il nostro bisogno che diviene realtà!

 

L'UOMO                   Sei veramente un imbecille: abbocchi a tutto!

 

IL GIOVANE                       Già: stavo abboccando perfino al suo amo. Lei non è un produttore, ma solo uno speculatore. (guarda verso l'alto)  Me l'aveva detto!

 

L'UOMO                   Chi?

 

IL GIOVANE                       Il fantasma! (urla)  Signora ha vinto lei, ormai lo so: lei, il mio fantasma. (grida, più forte)   Scenda, signora, venga giù: ha vinto! Non vendo, i Teatri non si svendono, non si bruciano, non si abbattono: si costruiscono! Lo risistemiamo, insieme, io e lei. Scenda, non vendo più!

 

L'UOMO                   (fuori di  sé, ma ostentando calma)  No? Ormai hai venduto, ecco la tua firma.  (forte) ‘Supermercato Fazzoni’, il mio supermercato! E tu, cialtrone, chiunque tu sia, lassù, abbi il coraggio di mostrarti!  (verso l'alto) Basta coi 'segni' vigliacco: fatti vedere in faccia, ch'io possa sputarci sopra!  Buffone! Mostrati!  (spalanca gli occhi, in preda al terrore)  Aaaahhhh!!!

 

Dall'alto piomba un grosso sacco sulla sua testa. Egli cade, restando immobile.

 

GIOVANE                Oddio! (si getta sull'Uomo che non dà segni di vita: gli tocca il collo, il petto, terrorizzato; poi ne ausculta il cuore) Ma che ha fatto, Signora: l'ha ucciso?! Ma dov'è? C'è nessuno che mi dia una mano? Dio mio…

 

LA DONNA              (appare dal fondo della sala) Io… ero quaggiù. Sarà caduto da solo, quel sacco: può succedere, un incidente… in un Teatro che è legalmente già suo. (indica il contratto) A meno che tu non lo strappi, quel contratto: ma in tale caso saresti tu il colpevole, tua la responsabilità. Il Teatro è una grande responsabilità, l’Arte è rischio, fatica, ma soprattutto gioia immensa. E purtroppo, ragazzo, se non fai così (indica l’Uomo e allarga le braccia) certa gente ci fregherà sempre…

 

La Donna prende il contratto e avanza verso il proscenio, mentre il Giovane è sempre inginocchiato accanto all’Uomo, dandogli colpetti sul viso, cercando di farlo riprendere. Giunta al centro strappa quei fogli con gesto plateale.

 

LA DONNA              La realtà è brutale figliolo mio:

                                   Tanta passione

                                   Tanta fatica

                                   Tanto dolore

A volte sembra non serva a nulla.

                                               MA TU Entra nelle parole di un Poeta

                                               MA TU Penetra l’anima di un Personaggio

                                               MA TU Osserva gli oggetti sulla Scena

Vivi le storie che ascolti,

mantenendo la facoltà di esserne fuori…

                                   Sguscia nella penombra di un Palcoscenico

                                   Di qualche Teatro che i nostri Signori non hanno ancora

                                               TRASFORMATO INCENDIATO DEMOLITO

                                               E ridi

                                               E piangi

                                               E sogna

                                   La vita allora sarà bella:

Non credi?

                                  

Di nuovo fortissima la musica inquietante del ‘fantasma’, sovrastata da un’omerica risata della Donna. Dietro di lei, il Giovane aiuta l’Uomo a rialzarsi: guarigione o un errore dovuto alla fretta degli Attori?

Nel frattempo, si sta chiudendo il

SIPARIO.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PRESENTAZIONE DELL’AUTORE.

 

Un Giovane, proprietario di un edificio teatrale ormai chiuso da anni, sta per venderlo ad un maturo Produttore che si offre di riportarlo al primitivo splendore. In realtà, questi mira a trasformarlo in supermercato così da poter cambiar vita, lasciandosi alle spalle quel mondo nel quale il Giovane aspira ad entrare con l’entusiasmo del neofita ed una certa ingenuità che, a volte, è tale e tanta da sembrare perfino un po’ forzata. Dunque, più che di una situazione di teatro nel teatro, si tratta di una dichiarazione d’amore per l’edificio  teatrale, tempio laico della cultura dove ciascuno di noi è invitato ad ascoltare, osservare, giudicare e poi discutere, dibattere, esprimersi in un confronto aperto e democratico che ha pochi uguali nel nostro quotidiano. Così, il Giovane aspirante autore vuole che il suo spazio resti quello che è, anche se le necessità della vita gli impongono di vendere quello spazio che, altrimenti, non avrebbe comunque i mezzi per poter gestire. Che fare? La risposta (tormentatissima: passerà attraverso tanti stati d’animo quanti ne consente il variegato pentagramma delle possibilità attorali) potrebbe arrivare in un momento di riflessione solitaria del Giovane, proprio lì sul palcoscenico,  quando dal buio emerge uno strano personaggio di Donna: fantasia, fantasma, terapia analitica o il corpo concreto di un’attrice, che cerca  di coinvolgerlo inventando come un turbine una rotazione di situazioni teatralissime, profondendosi con ogni mezzo per offrire il meglio della sua arte antica, misteriosa, mimetica: arcana? Immergendolo, nei pochi minuti prima del ritorno del Produttore, in un percorso d’iniziazione teatrale che deve condurlo a desistere dalla cessione di quello spazio fisico dove quell’arte può prender vita concreta, fisica, reale. Ma non sarà così facile, e la Donna dovrà ricorrere ad altri metodi, ‘trucchi’ teatrali e non, senza indietreggiare neanche di fronte al ricorso ad un po’ di violenza, forse più giocata che effettiva ma…

Un testo dedicato al teatro come luogo fisico, struttura portante di tanti nostri sogni, ricordi, emozioni che tendiamo troppo spesso a trascurare presi dalla rincorsa alla vita concreta, economica, informativa esterna ad esso. Ma il teatro contiene una propria specifica magia anche quando è spento, chiuso, addirittura bruciato! E’ più che un luogo, possiede una comune Weltanschauung che unisce chi lo pratica o frequenta in ogni angolo del mondo. Il pubblico riconosce quel linguaggio, al di là della lingua usata in quel momento per raccontare. L’emozione (quando nasce) è nel suono, nell’immagine, nella fantasia di chi c’è dietro, e nella fatica gioiosa di chi è lì davanti, riscaldato dai proiettori o dalla luce del sole o di cento candele. La comune identità metalinguistica è ancora, proprio come più di duemila anni fa, nella convenzione che ci spinge a credere a quel bugiardo sciamano che è lì, a parlarci da quelle tavole.

 

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